A RIBBON AND A PRAYER – secular premises turned into sacred spaces

Il progetto rivela la trasformazione culturale e sociale di luoghi precedentemente dedicati al lavoro, all’abitazione, al commercio, al tempo libero, in “case di Dio”. Piccoli magazzini, capannoni industriali, laboratori, fattorie, sono stati forzati a cessare la loro attività, anche per via della globalizzazione, o per il cambiamento di paradigmi economici e/o sociali. Le comunità religiose di tutta Europa e non solo stanno ristrutturando in molti casi questi edifici, trasformandoli in luoghi di preghiera … così come la comunità dei lavoratori e dei commercianti scompare, alcune comunità invisibili (spesso composte di emigranti) hanno dato a questi spazi una nuova luce, una nuova prospettiva; tutte le confessioni religiose sono toccate dalla ricerca, come l’Induismo, il Cattolicesimo, le Chiese Evangeliche e Pentecostali, i Battisti, l’Islam, il Sikhismo, Taoismo, Buddismo e molte altre. Il progetto fotografico, al momento principalmente europeo come estensione geografica, ma con l’obiettivo di estendersi a tutti i continenti, dà una rappresentazione di tutte le religioni esistenti sul pianeta al fine di realizzare auspicabilmente una ricerca antropologica attraverso le immagini sull’evoluzione di spazi ed oggetti in luoghi di adorazione. Il “nastro” ricorda nel medesimo tempo sia quegli oggetti che in molte culture sono utilizzati a ornamento di luoghi sacri per evocare la memoria e la fede, sia il tessuto o la tenda, visibile spesso nelle immagini, che metaforicamente è in grado di trasformare un luogo “pagano” in luogo sacro.  Il corpus fotografico è presentato attraverso coppie di immagini, per ogni luogo; ogni coppia di immagini consiste in un’immagine sul fondo che mostra l’aspetto esterno (e spesso il passato) della struttura, permeata dal colore “guida” della specifica fede ed una seconda, contenuta dalla prima e che rivela l’interno e il presente dove appunto “un nastro e una preghiera” hanno donato a questi luoghi una nuova “vita”.

Massimiliano Camellini è nato a Venezia (Italia) nel 1964 e attualmente vive tra Reggio Emilia e Milano. Dal 2001 ha iniziato a sviluppare progetti dedicati a temi universali, dedicando serie di lavori ai “sogni e istinti dell’umanità”, investigando e ricercandoli nella realtà contemporanea, ispirandosi alla storia, all’antropologia, alla letteratura e al mito; fanno parte di questo ciclo Oltre le Gabbie (2001), I Volanti (2004), Duel (2006), Nuove Arene (2009), Il laboratorio dell’ossessione, dalla scienza al sogno (2010), Ore 18.00, l’orario è finito (2012), Al di là dell’acqua (2017) e A ribbon and a prayer (2022). Sue esposizioni, personali e collettive, sono state ospitate da varie istituzioni in tutto il mondo, quali Museum Historii Fotografii w Krakowie (Polonia), Musée de la Photographie à Charleroi (Belgio), MAMAC Musée d’Art Moderne et Contemporain, Liege (Belgio), Fondazione Sandretto Re Rabaudengo, Torino, Museum of Photography di Seoul (Korea), Musée d’Art Moderne et Contemporain di Sant Etienne (Francia), PCP – Perth Centre of Photography, (Western Australia). Le sue opere sono conservate nelle collezioni permanenti di musei ed istituzioni di arte contemporanea e fotografia di tutto il mondo.

Per ulteriori informazioni, www.massimilianocamellini.org

Curata da Andrea Tinterri & Benedetta Incerti

Orario apertura

Lunedì

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Martedì

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Mercoledì

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Giovedì

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Venerdì

18.00 - 22.00

Sabato

18.00 - 22.00

Domenica

17.00 - 21.00

dal 28 aprile al 11 giugno 2023 i giorni 29 e 30 aprile 2023 dalle 15.00 alle 22.00

Indirizzo & Contatto

Indirizzo

Binario 49, Via Turri 49, 42121 - Reggio Emilia

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